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La Nazione 18/08/1981

Il pallone a bracciale ha fatto felice un intero paese

Il nostro articolo sul gioco del pallone al bracciale è stato come la manna piovuta dal cielo per un intero paese: Chiusi Scalo. Già un mese prima che esso apparisse sulle Luci, quasi tutta Chiusi Scalo era alla ricerca di notizie più dettagliate su questo gioco che ormai vive solo nel ricordo di chi l’ha giocato negli sferisteri colmi di pubblico entusiasta. Perché cercavano informazioni sul bracciale, in questo paesino posto quasi al confine fra Toscana e Umbria? La spiegazione è presto fatta: sarà questo gioco _ che i vecchi del posto ancora rievocano _ ad essere il <<filo conduttore>> della festa patronale dell’8 settembre (natività della Madonna) che, per motivi di carattere logistico, sarà festeggiata due giorni prima, cioè domenica 6 settembre. A capo del comitato organizzatore è un prete, don Vasco, parroco dell’unica parrocchia del paese. E’ lui che si sta dando un grande daffare perché il progetto arrivi in porto, anche se non si nasconde le difficoltà, che sono tante, da dover superare. E’ molto complicato soprattutto trovare i bracciali: don Vasco è già stato a Monte San Savino, alla fabbrica Romanelli, dove un tempo essi venivano costruiti, ma li è riuscito ad ottenerne, uno da gioco e uno da allenamento. Dunque questo era il primo e forse più arduo ostacolo da superare: trovare i bracciali. Don Vasco appena letto l’articolo ha pensato che da Firenze poteva venirgli un aiuto: Se Valerio Venturi, l’ex giocatore professionista del bracciale che avevamo intervistato, e gli altri suoi tre colleghi che abitano in città fossero andati a Chiusi, avrebbero potuto portare il loro prezioso contributo d’esperienza, i loro bracciali, e magari fornito, durante la festa, un <<fuori programma>> senz’altro gradito. L’invito lanciato da don Vasco attende ancora una risposta che dovrebbe arrivare tra giorni. Comunque, la festa si farà in ogni caso. Bracciali quasi identici a quelli di una volta sono stati realizzati da una fabbrica del posto, per cui la gara si svolgerà regolarmente. Intanto a Chiusi Scalo fervono i preparativi. Il paese è stato diviso in cinque contrade, ognuna delle quali ha scelto i suoi colori. Le contrade sono: Granocchiaio, Mar nero, Fornace, Sotto Grottone, e Le Biffe. Sono questi i cinque quartieri che si daranno battaglia in quelli che vengono definiti <<I Ruzzi della Conca>>, una sorta di <<Giochi senza frontiere>> di casa nostra, come ammette con una punta di orgoglio don Vasco. Il parroco spiega anche, per sommi capi, come si svolgerà la manifestazione. Dice: <<il giorno 5, cioè la vigilia, in una delle cinque contrade ci sarà “la corsa del maiale”, una specie di turno di qualificazione: chi vince la gara è ammesso alla semifinale, poi si incontreranno la seconda contro la quinta, e la terza contro la quarta. La classifica finale determinerà le altre tre contrade che andranno in semifinale insieme alla prima. Dopo la corsa, canti, balli e gran cenone>>. Il giorno successivo invece la gara vera e propria. <<Il corteo _ dice don Vasco _ partirà dalla stazione, dopo essere stato benedetto. Quindi, accompagnato dalla banda di Pergine Valdarno, sfilerà fino al campo sportivo, dove si svolgeranno le partite. Non c’è il muro, ma faremo uguale …>>. Nel paese non si parli d’altro. Si cercano anche costumi della fine dell’800, perché ciascuna contrada vuole avere il suo paggio, la sua damina. Già qualcuno si è dilettato a scrivere la prime poesiole, i primi lazzi per schernire benevolmente gli avversari. E questo è tutto materiale che don Vasco custodisce gelosamente. Fissato anche il premio per chi vincerà: una conca in rame, che sarà affidata per un anno alla contrada prima arrivata, e sulla quale sono stati riportati i simboli delle cinque contendenti. Ci sarà, a corredo, anche una pergamena, in cui le fazioni perdenti sottoscriveranno pubblicamente la loro sconfitta. Tutto è pronto dunque,  e la <<febbre>> sale di giorno in giorno a Chiusi Scalo, anche se non è sicura la presenza dei bracciali originali. Ma per questo, don Vasco  e tutti i suoi concittadini contano sull’aiuto degli ex giocatori fiorentini,che potrebbero così riportare alla luce i vecchi cimeli, probabilmente stanchi di far soprammobile per chissà quanti anni.

Luca Frati